{"id":2410,"date":"2018-07-25T11:21:49","date_gmt":"2018-07-25T09:21:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.informaticamente.cloud\/?p=2410"},"modified":"2018-07-25T11:21:49","modified_gmt":"2018-07-25T09:21:49","slug":"il-futuro-della-chirurgia-e-in-mano-ai-robot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.informaticamente.cloud\/?p=2410","title":{"rendered":"Il futuro della chirurgia \u00e8 in mano ai robot?"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019unica regione sguarnita \u00e8 rimasta il Molise. Nel resto del Paese, invece, non c\u2019\u00e8 area che non possa contare almeno su un ospedale che dispone di un robot operatorio. Con l\u2019installazione del\u00a0centesimo robot Da Vinci, avvenuta nelle scorse settimane al policlinico di Catania, l\u2019Italia si conferma leader europea nell\u2019utilizzo della chirurgia robotica. A pari merito, c\u2019\u00e8 soltanto la Francia: alle spalle Germania e Gran Bretagna. Mentre nel mondo, a precederci, ci sono soltanto gli Stati Uniti e il Giappone.<\/p>\n<p>La chirurgia robotica \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 reale per i pazienti: soprattutto per coloro che s\u2019accingono a sottoporsi a un intervento di chirurgia urologica, la branca in cui si effettuano quasi sette interventi su dieci sui diciottomila conteggiati lo scorso anno lungo la Penisola. Ma il robot Da Vinci \u00e8 utilizzato anche per interventi in ambito ginecologico, cardiochirurgico, toracico e oggi finanche nella chirurgia dei trapianti. Una rivoluzione progressiva, che se da un lato arreca benefici ai pazienti nasconde anche un\u2019insidia: quella di avere in futuro chirurghi in grado di operare soltanto attraverso i bracci dei robot e non di intervenire con le proprie mani nel corpo di un paziente, nei casi pi\u00f9 complessi.<\/p>\n<h2><strong><span class=\"nero\">La prostata viene asportata quasi sempre col robot<\/span>\u00a0\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p>\u00c8 l\u2019urologia l\u2019ambito in cui il robot Da Vinci la fa da padrone. I motivi di tale successo sono diversi. La precisione del robot consente maggiore facilit\u00e0 di accesso alle anatomie pi\u00f9 complesse, una precisione demolitiva e ricostruttiva senza eguali, una minore perdita di sangue, una riduzione della degenza post-operatoria e una diminuzione degli effetti collaterali: disfunzione erettile ed incontinenza, frequenti soprattutto a seguito dell\u2019asportazione di una prostata colpita da tumore (intervento che nella quasi totalit\u00e0 dei casi oggi avviene in chirurgia robotica).<\/p>\n<p>L\u2019introduzione nel sito operatorio di una telecamera consente una visione tridimensionale in grado di moltiplicare fino a dieci volte la normale visione dell\u2019occhio umano, mentre i gesti chirurgici si fanno pi\u00f9 ampi.<\/p>\n<p>Spiega Walter Artibani, direttore dell\u2019unit\u00e0 operativa di urologia dell\u2019azienda ospedaliero-universitaria di Verona e segretario generale della Societ\u00e0 Italiana di Urologia: \u00abIl robot conferisce al gesto chirurgico una precisione non confrontabile con altre tecniche e permette di superare i limiti legati alla difficolt\u00e0 di trattare, con la laparoscopia, malattie in sedi anatomiche difficili da raggiungere. Inoltre la possibilit\u00e0 di avere una doppia postazione consente di poter effettuare, oltre a interventi precisi e mininvasivi, una eccellente formazione professionale\u00bb. Ma \u00e8 anche la chirurgia del rene a trarre beneficio dalla chirurgia robotica. In passato, per esempio, l\u2019organo colpito da un tumore si asportava per intero. Oggi, invece, \u00abse le dimensioni del tumore sono comprese tra tre e sette centimetri, si effettua una resezione parziale in chirurgia robotica\u00bb, aggiunge Vincenzo Mirone, direttore della clinica urologica dell\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli.<\/p>\n<h2><strong><span class=\"nero\">La sostenibilit\u00e0 economica\u00a0<\/span>\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p>Due anni e mezzo fa, quando ci occupammo dell\u2019evoluzione ultima della laparoscopia\u00a0erano 77 i robot Da Vinci presenti negli ospedali italiani. Oggi sono cento: segno che in questi anni s\u2019\u00e8 lavorato soprattutto per colmare il divario tra le aree geografiche. Secondo Mirone \u00aba eccezione della Lombardia, dove ve ne sono 22 anche in ragione dell\u2019elevata presenza di strutture private, la distribuzione sul territorio nazionale \u00e8 pi\u00f9 o meno equa, se si considera la densit\u00e0 di popolazione\u00bb. Detto del vuoto del Molise, spiccano i \u00absoli\u00bb tre Robot presenti in Emilia Romagna (Bologna, Forl\u00ec, Modena) e l\u2019unico (Crotone) disponibile in Calabria. Un gap continua comunque a esistere, se al Nord se ne contano 51, al Centro 30 e al Sud 19.<\/p>\n<p>\u00abLa robotica nelle regioni meridionali oggi funziona abbastanza bene, ma occorre completare questo percorso di sviluppo che pu\u00f2 aiutarci a contenere la migrazione sanitaria\u00bb, prosegue Mirone, che lavora in una regione in cui si contano sei dispositivi. L\u2019acquisto \u00e8 ancora abbastanza oneroso per le strutture: servono circa tre milioni di euro per dotare un ospedale di un robot Da Vinci. Mentre la rimborsabilit\u00e0 (dalla Regione alla struttura) di un intervento \u00e8 s\u00ec superiore alla stessa garantita per un intervento a cielo aperto, ma non poi di tanto. Nel tempo, per\u00f2, il sistema \u00e8 sostenibile, assicurano gli esperti.<\/p>\n<p>\u00abI pazienti urologici operati con la chirurgia robotica si alzano gi\u00e0 a poche ore di distanza dall\u2019intervento e vengono dimessi in seconda giornata\u00bb, prosegue Mirone, ricordando che un giorno di degenza in ospedale arriva a costare fino a 500 euro. Serve raggiungere almeno la soglia di duecento interventi l\u2019anno per rendere il robot una opportunit\u00e0 piena ed evitare il rischio di uno spreco. Mentre un chirurgo si considera esperto nella gestione del robot se effettua almeno cinquanta procedura all\u2019anno.<\/p>\n<h2><strong><span class=\"nero\">Come lavoreranno i chirurghi del futuro?<\/span>\u00a0\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p>Il presente \u00e8 dunque pi\u00f9 rassicurante, almeno per i pazienti chirurgici. A lungo termine, per\u00f2, c\u2019\u00e8 un aspetto da considerare, quando si schiaccia il piede sull\u2019acceleratore della robotica: la formazione dei chirurghi. Come detto, uno dei vantaggi legati alla presenza del robot in sala operatoria \u00e8 dato proprio dalla possibilit\u00e0 di far fare formazione sul campo agli specializzandi e ai giovani chirurghi.<\/p>\n<p>Ma se Gianluigi Melotti, direttore della chirurgia generale dell\u2019ospedale di Baggiovara e tra i massimi esperti di chirurgia mininvasiva a livello internazionale, \u00e8 convinto che \u00abarriveremo a effettuare anche la maggior parte degli interventi di chirurgia generale con il robot\u00bb, rimane il dubbio che i chirurghi del futuro possano non essere all\u2019altezza di \u00abconvertire\u00bb un paziente direttamente in sala operatoria: ovvero di sottoporlo a un intervento tradizionale in corso d\u2019opera, per esempio a seguito di una sopraggiunta complicanza.<\/p>\n<p>\u00abQuesto rischio c\u2019\u00e8, iniziamo a discuterne\u00bb, \u00e8 l\u2019appello di Artibani, convinto che la fase di transizione sia destinata a proseguire verso un approdo ancora pi\u00f9 tecnologico: coi robot in grado di essere programmati ed effettuare l\u2019intervento senza la guida da parte del chirurgo. \u00abL\u2019abilit\u00e0 del chirurgo va tutelata, dobbiamo essere sempre pronti a intervenire di fronte a un eventuale fallimento della tecnologia\u00bb.<\/p>\n<p>Dobbiamo temere questa nuova rivoluzione alle porte?<\/p>\n<p>Tutte le novit\u00e0 vengono sempre osteggiate dalla massa.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 fa sempre paura, \u00e8 difficile uscire da un\u2019area di confort per imparare qualcosa di nuovo o modificare le proprie abitudini.<\/p>\n<p>Per\u00f2 il trend \u00e8 chiaro, almeno ai miei occhi, la robotica \u00e8 la prossima rivoluzione.<\/p>\n<p>Abbiamo passato tanti cambiamenti come esseri umani; molti di questi sono avvenuti o stanno venendo in questi ultimi cento anni: dalla invenzione della macchina a vapore, del motore a scoppio per passare attraverso la rivoluzione industriale, passando attraverso la globalizzazione, l\u2019informatizzazione, la digitalizzazione, la virtualizzazione nei prossimi anni la robotizzazione.<\/p>\n<p>Di carattere io sono un positivo e accolgo con favore le novit\u00e0 ed i miglioramenti, e credo che la robotica permetter\u00e0 un salto di qualit\u00e0 delle nostre vite enorme.<\/p>\n<p>Si perderanno posti di lavoro a favore dei robot?<\/p>\n<p>Certo, ma se un posto di lavoro pu\u00f2 venire soppiantato da una macchina, allora io penso che quel lavoro non era umanamente dignitoso per l\u2019uomo che lo svolgeva.<\/p>\n<p>Se un lavoro \u00e8 talmente ripetitivo da poter essere svolto da una macchina, l\u2019uomo che lo svolgeva era destinato ad inaridirsi come una macchina, perch\u00e9 a mio avviso come esseri umani meritiamo di pi\u00f9 di un semplice lavoro ripetitivo.<\/p>\n<p>Certo, questa competizione con le macchine ci porter\u00e0 a dover essere creativi, emozionali, unici e non sostituibili, ma questo ritengo sar\u00e0 un bene per l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Forse un giorno non troppo lontano, potremmo permetterci di lavorare tutti meno, di poterci godere di pi\u00f9 la vita, di poter apprezzare meglio quegli aspetti che ci differenziano dalle macchine, grazie alle macchine stesse che faranno i lavori \u201cfaticosi\u201d per noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019unica regione sguarnita \u00e8 rimasta il Molise. 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